Baraldi: "Franchigie futuro del basket. Sia Ravenna che Torino meritano la A"

19 mag 2020 18:30Basket

Luca Baraldi, ad della Virtus Bologna di basket, è intervenuto in diretta ai microfoni di TMW Radio, nel corso della trasmissione Stadio Aperto: "Il basket italiano, proprio perché tra i primi movimenti ad aver correttamente deciso di fermarsi, sta vivendo riunioni formali e informali delle società per capire come rivisitare i format e lo sport per coinvolgere sempre più appassionato. Già il segnale di aver determinato le date di partenza della nuova stagione è chiaro e forte, si partirà a fine settembre, con la Supercoppa italiana a fine agosto. Si crea una nuova armonia, ma anche elevata competitività già dal pre-campionato".

Gli appassionati quando torneranno a poter vedere le loro squadre? "Il basket non può esistere senza pubblico, per una questione anche tecnica: il palazzetto vuoto sarebbe un silenzio assordante e condizionerebbe anche il gesto sportivo. Poi, abbiamo già tolto metà campionato ai tifosi del basket, e le squadre non hanno possibilità di incassare grosse cifre dai diritti tv: le principali fonti d'incasso sono biglietteria e sponsor. Già questi ultimi, con un PIL a -10%, avranno i loro problemi, poi se si parte anche senza pubblico è impossibile creare sostenibilità. Noi e la Fortitudo, la città di Bologna, tra l'altro rappresenta il 30% degli incassi. Iniziare con il distanziamento e vendendo meno biglietti non lo vedo fattibile: non abbiamo stadi enormi, ma palazzetti che non possiamo riempire solo al 30-40%, non sarebbe giusto neanche per gli appassionati".

Un nuovo sistema ibrido a proposito di promozioni e retrocessioni bloccate stile NBA rischierebbe di diventare una trappola? "Il basket deve trovare una propria identità, diversa dal passato. Siamo professionisti in questo momento, ma solo sul profilo dei costi, non per ricavi né per sviluppo del prodotto. Bisogna pensare a dare maggiore sostenibilità economica e finanziaria alle società, e questo lo si ha con l'avvicinarsi dei grandi imprenditori e la mentalità. Parlare di stile NBA è una parola grossa, ma dare valore ai grandi centri urbani italiani con delle franchigie, visto che oggi sotto la linea di Firenze troviamo soltanto Roma, Brindisi e Sassari in Sardegna. Non è il campionato italiano se manca il centro-sud, e secondo me lì ci sono imprenditori che potrebbero avvicinarsi al basket e portarlo più in alto. Per questo serve un progetto che garantisca continuità e solidità, magari lavorando in 2-3 anni per le franchigie suddivise in gironi creando un blocco stile NBA almeno provando per poi qualche anno oppure lavorando sulle cantere tipo calcio spagnolo. Oggi noi come Virtus investiamo tantissimo sul settore giovanile ma poi arriva una qualsiasi società e te lo porta via a zero euro. Se non cambiamo troveremo sempre società molto deboli che cercano scorciatoie per rimanere in Serie A, col titolo che viene giocato sempre tra le tre-quattro più forti".

Più sterili le polemiche su Torino o la reazione di Ravenna? "Entrambe le società sono legittimate ad ambire di poter stare in Serie A. Ravenna sportivamente ha dei numeri migliori di Torino, ma quest'ultima è in vetta al ranking per determinati parametri. Credo che Ravenna meriti la A tanto quanto Torino, poi magari ci sono società, vedi Roma che rischia di rimanere senza un azionista o Pesaro, e sarebbe un peccato, che potrebbero creargli spazio. Chi ha investito deve poter accedere alla massima serie".

Sproporzionato il rapporto tra calcio e basket in Italia? "Il basket, nella sua struttura e nelle decisioni, ha dimostrato serietà, solidità e buonsenso. Questo spirito esiste ed aleggia sul movimento, specie per la LBA. Siamo meno coinvolti economicamente, capisco che chiudere la bottega Serie A porterebbe a danni economici incredibili, si legge anche di grandi club che sono in difficoltà senza le rate dei diritti tv. Anche il calcio vive borderline a livello economico e finanziario. Il problema è anche di cultura: nel basket è totalmente diversa dal calcio, a volte è positivo a volte si pagano differenze. Le società del basket, ad esempio, devono ancora crescere, ma forse per quello abbiamo più umanità, siamo a contatto con la gente mentre il calcio vive su un'astronave".

Cosa ha contestato delle regole ideate per il futuro? "Ho contestato due cose: regole ferree sui pagamenti appena finita, e cioè che chi non ha pagato non si iscriva al prossimo campionato mentre c'era chi parlava di un anno sabbatico, e poi stava per essere presentato il budget per la stagione 20/21, ma in piena crisi Covid diventa difficile conoscerlo. Se dovessi redigerlo oggi, sarebbe un documento non veritiero. Inutile chiedere pareggi di bilancio per numeri finti, aspettiamo più possibile. Non ho criticato i controlli, ma solo detto che non era il momento giusto per introdurre certi strumenti".

Oggi com'è il rapporto basket-ministero dello sport? "Siamo intermediati da federazione e CONI, ma devo dire che a differenza delle critiche che leggo dal calcio, siamo sempre stati ascoltati. Nella sostanza non è stato fatto molto, ma c'è sempre stata disponibilità da parte del Ministro Spadafora a partecipare per ascoltare le nostre esigenze. Ad oggi c'è assolutamente un dialogo costruttivo".


Luca Baraldi, amministratore delegato della Virtus Bologna, ai microfoni di Francesco Benvenuti e Niccolò Ceccarini © registrazione di TMW Radio

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